“Trovato esteriormente come un uomo, umiliò se stesso, facendosi
ubbidiente fino alla morte, e alla morte di croce.”
Filippesi 2:8
Non c’è vittoria senza sofferenza. E Lui ha sofferto
incredibilmente, ingiustamente, e ha sofferto per noi tutti, anche per noi del
2015.
Questa è una
settimana “speciale”, venerdì 3 aprile corrisponderà al 14 nisan del calendario
ebraico, giorno in cui Gesù, più di duemila anni fa, celebrò l’ultima cena con
i suoi amici, i suoi apostoli. Pensare a ciò che Gli successe mi ha fatto
comprendere come quella sua estrema ubbidienza non si sia svolta senza lotte
interiori, senza l’esercitare una grande fede nella sua innocente natura umana.
Stava per giungere al culmine la sua missione
sulla terra. Stava per andare incontro alla morte. E Lui non era un robot
programmato, per lui non è stato facile affrontare la vita! Infatti la
Scrittura dice che “imparò l’ubbidienza dalle cose che soffrì”, e che “nei
giorni della sua carne fece alte grida, e lacrime…”
Gesù visse
sulla propria pelle le necessità, le umiliazioni, le prove e tentazioni umane, sentendo
quanto gli fosse indispensabile l’aiuto del Padre e per questo fece continuo
ricorso alla preghiera.